Maschile e femminile: due mondi davvero diversi?

Leadership, comunicazione, conflitti, motivazione e gestione del gruppo: perché allenare i giovani significa allenare prima di tutto persone.

Community Italiana Allenatori di Pallavolo


🏐 NON SI ALLENA SOLO LA PALLAVOLO

Quando parliamo di settore giovanile pensiamo immediatamente a bagher, palleggio, attacco, muro, servizio, sistemi di ricezione e organizzazione tattica.

Ma esiste una parte dell’allenamento che non compare sul tabellino e che può determinare profondamente la crescita di una squadra:

la gestione dello spogliatoio.

Un allenatore giovanile non gestisce soltanto sei giocatori in campo.

Gestisce adolescenti, caratteri, aspettative, amicizie, rivalità, paure, famiglie, scuola, errori, panchine, gerarchie, primi successi e prime grandi delusioni sportive.

E soprattutto deve trasformare tanti “io” in un “noi”.

La ricerca sullo sport giovanile conferma quanto il clima creato dall’allenatore possa incidere su motivazione, autonomia, senso di appartenenza e coesione. Un recente studio su giovani atleti tra 12 e 16 anni ha rilevato miglioramenti nell’autonomia percepita, nel senso di relazione e nella coesione sociale quando gli allenatori sono stati formati verso un clima maggiormente “empowering”. (Frontiers⁠)


🧠 LO SPOGLIATOIO È PARTE DELL’ALLENAMENTO

Una squadra può essere tecnicamente preparata e contemporaneamente essere fragile come gruppo.

Può ricevere bene ma comunicare male.

Può avere ottimi attaccanti ma poca fiducia reciproca.

Può conoscere perfettamente il sistema muro-difesa e non riuscire a reagire insieme dopo tre errori consecutivi.

Per questo il lavoro dell’allenatore non termina quando prepara la seduta.

Il comportamento dell’allenatore costruisce quotidianamente il clima della squadra.

Anche nella pallavolo di alto livello, una ricerca pubblicata nel 2024 su 190 atleti e 26 allenatori ha trovato associazioni positive tra uno stile di coaching percepito come maggiormente supportivo dei bisogni degli atleti e motivazione, esperienza dei bisogni psicologici e valutazione della prestazione; uno stile percepito come ostacolante mostrava invece tendenze opposte. (PubMed⁠)

Nel settore giovanile questa responsabilità assume un’importanza ancora maggiore.


👨‍🏫 L’ALLENATORE È IL REGISTA DEL CLIMA

Ogni allenatore crea, consapevolmente o inconsapevolmente, una cultura di squadra.

La crea quando:

  • corregge un errore;
  • decide chi gioca;
  • lascia qualcuno in panchina;
  • interrompe un allenamento;
  • risponde a una provocazione;
  • gestisce una sconfitta;
  • elogia un atleta;
  • parla con un genitore;
  • sceglie il capitano;
  • interviene su una presa in giro;
  • permette o vieta determinati comportamenti.

Gli atleti osservano continuamente il tecnico.

Il comportamento tollerato dall’allenatore diventa rapidamente comportamento accettato dal gruppo.

Per questo poche regole, chiare e coerenti, funzionano generalmente meglio di decine di divieti applicati in modo discontinuo.


⚖️ MASCHILE E FEMMINILE: ESISTONO DAVVERO DIFFERENZE?

È una delle domande più interessanti per chi allena nel settore giovanile.

La risposta richiede prudenza.

Sì, un allenatore può incontrare dinamiche differenti. Ma non esiste un modello psicologico universale del “maschio” o della “femmina”.

Età, maturazione, personalità, esperienza sportiva, cultura familiare, ruolo nella squadra, livello competitivo e storia del gruppo possono pesare più del sesso dell’atleta.

La FIVB richiama esplicitamente il principio di individualizzazione: le differenze tra persone e i cambiamenti all’interno della stessa persona rendono insufficiente un approccio stereotipato all’allenamento; la collaborazione atleta–allenatore costituisce una base importante di questo processo. (FIVB⁠)

Quindi la domanda utile non è:

“Come devo allenare i maschi e come devo allenare le femmine?”

ma:

“Quali dinamiche presenta questo gruppo e quali strumenti devo utilizzare per guidarlo?”

Detto questo, alcune tendenze possono essere utili come ipotesi di osservazione, mai come etichette.


👦 NEL GRUPPO MASCHILE

In alcuni gruppi giovanili maschili il conflitto può manifestarsi in maniera più evidente e immediata.

Competizione interna, provocazioni, ricerca dello status nel gruppo, sfida all’autorità e confronto diretto possono essere più facilmente visibili.

Il vantaggio per l’allenatore?

Il problema spesso emerge.

Due giocatori discutono, si confrontano, magari litigano: il tecnico vede il conflitto e può intervenire.

Il rischio è invece trasformare continuamente la leadership in una prova di forza.

🔑 Con il gruppo maschile può essere particolarmente utile:

1. Definire confini molto chiari

Le regole devono essere poche, comprensibili e applicate con coerenza.

2. Separare competitività e rispetto

Competere per un posto è positivo.

Umiliare il compagno per conquistarlo non lo è.

3. Responsabilizzare

Affidare compiti e responsabilità può trasformare la ricerca dello status in leadership positiva.

4. Non confondere durezza e autorevolezza

Alzare continuamente la voce non rende automaticamente più autorevole un allenatore.

5. Gestire rapidamente i conflitti

Il confronto può essere utile, purché venga ricondotto a comportamenti concreti e non diventi un attacco personale.


👧 NEL GRUPPO FEMMINILE

In alcuni gruppi giovanili femminili le relazioni interpersonali possono assumere una particolare centralità nella vita della squadra.

Questo significa che una situazione apparentemente piccola — un commento, un’esclusione, una scelta tecnica interpretata male, una chat, una sottile frattura tra sottogruppi — può avere ripercussioni sul clima dell’allenamento.

Non significa che “le ragazze sono più difficili”.

Significa che l’allenatore deve saper leggere anche ciò che non viene immediatamente verbalizzato.

Uno studio sulla pallavolo femminile ha, per esempio, rilevato associazioni tra caratteristiche delle relazioni interpersonali e diverse dimensioni della coesione del gruppo. (PubMed⁠)

🔑 Con il gruppo femminile può essere particolarmente utile:

1. Osservare le relazioni

Chi parla con chi?

Chi viene progressivamente isolata?

Sono comparsi sottogruppi rigidi?

2. Non lasciare sedimentare i problemi

Un conflitto ignorato non necessariamente scompare.

3. Spiegare le decisioni tecniche

Spiegare non significa giustificarsi continuamente.

Significa permettere all’atleta di capire cosa deve migliorare.

4. Evitare confronti personali

Meglio:

“Dobbiamo migliorare la tua continuità in ricezione.”

Peggio:

“Guarda come riceve la tua compagna.”

5. Proteggere fiducia e appartenenza

Una giocatrice può perdere il posto senza dover perdere la percezione di essere importante per il gruppo.


🚫 ATTENZIONE AGLI STEREOTIPI

Ecco il punto fondamentale.

Potremo trovare una squadra maschile estremamente sensibile alle dinamiche relazionali e una squadra femminile fortemente competitiva e diretta.

Potremo avere un ragazzo che necessita di moltissimo dialogo individuale e una ragazza che preferisce una comunicazione estremamente sintetica.

Per questo:

Non allenare il genere. Allena la persona dentro il gruppo.

Le differenze possono aiutare l’osservazione.

Non devono mai diventare una gabbia.


🗣️ COMUNICARE CON UN ADOLESCENTE

Una delle competenze più importanti dell’allenatore giovanile è saper correggere senza demolire.

Il feedback dovrebbe concentrarsi principalmente sul comportamento modificabile.

❌ “Non sei capace a ricevere.”

✅ “In questa situazione sei arrivato tardi con il piano di rimbalzo: proviamo a correggerlo.”

La differenza sembra piccola.

Psicologicamente è enorme.

Nel primo caso giudichiamo la persona.

Nel secondo correggiamo un comportamento.

Uno studio su 608 adolescenti tra 12 e 17 anni ha evidenziato come l’interesse dell’allenatore verso il contributo dell’atleta e il sostegno dell’autonomia fossero associati all’autonomia percepita, che a sua volta era collegata alla motivazione intrinseca e all’intenzione di continuare l’attività sportiva. (PubMed Central (PMC)⁠)


🪑 IL PROBLEMA PIÙ DIFFICILE: CHI NON GIOCA

Probabilmente nessun discorso sulla gestione dello spogliatoio è completo senza parlare della panchina.

Nel giovanile il problema non è soltanto:

“Perché non gioco?”

Dietro questa domanda possono nascondersi altre domande:

“Il mister crede ancora in me?”

“Sono meno importante delle altre?”

“Sto migliorando?”

“Avrò un’occasione?”

La risposta dell’allenatore non dovrebbe essere una promessa di minuti.

Dovrebbe essere una prospettiva di lavoro.

“Oggi questa è la mia scelta. Ti spiego perché e soprattutto ti dico su cosa lavorare per mettermi in difficoltà nella prossima scelta.”

Questo mantiene l’allenatore libero nelle decisioni tecniche ma restituisce all’atleta una strada concreta.


🏐 TITOLARI E RISERVE: PAROLE DA MANEGGIARE CON CURA

Nel settore giovanile cristallizzare troppo presto le gerarchie può essere pericoloso.

L’adolescente etichettato come “riserva” può progressivamente comportarsi da riserva:

meno fiducia → meno iniziativa → meno rendimento → ancora meno spazio.

Si crea così una profezia che si autoalimenta.

Meglio parlare di:

scelte, momento, caratteristiche, opportunità e percorso.

La formazione giovanile non dovrebbe fotografare soltanto chi è più forte oggi.

Dovrebbe provare a immaginare chi potrà diventare più forte domani.


👥 I SOTTOGRUPPI NON SONO IL NEMICO

In ogni squadra nascono amicizie.

È normale.

Pretendere che tutti abbiano lo stesso rapporto con tutti è irrealistico.

Il problema nasce quando il sottogruppo diventa una fazione.

Tre amici possono rafforzare una squadra.

Tre giocatori che escludono sistematicamente un quarto possono distruggerla.

Il tecnico deve quindi osservare:

amicizia → positiva

sottogruppo → fisiologico

fazione → problema

isolamento → campanello d’allarme


📱 LO SPOGLIATOIO OGGI CONTINUA SULLO SMARTPHONE

Una volta terminato l’allenamento, lo spogliatoio non chiude più.

Continua su:

WhatsApp, Instagram, TikTok, chat private e gruppi paralleli.

Una battuta scritta alle 23:30 può presentarsi in palestra il pomeriggio successivo sotto forma di silenzio, esclusione o conflitto.

L’allenatore non deve controllare ossessivamente la vita digitale degli adolescenti.

Deve però stabilire una cultura:

rispetto online = rispetto nello spogliatoio.

Ciò che sarebbe inaccettabile davanti alla squadra non diventa accettabile perché scritto dietro uno schermo.


👨‍👩‍👧 IL TERZO ATTORE: I GENITORI

Nel settore giovanile esiste inevitabilmente un triangolo:

ATLETA ↔ ALLENATORE ↔ FAMIGLIA

La ricerca recente sulle relazioni allenatore-genitore nello sport giovanile sottolinea che anche questa relazione può influenzare l’esperienza sportiva dei ragazzi. (PubMed Central (PMC)⁠)

Per questo servono confini chiari.

Il genitore ha diritto di conoscere il progetto educativo e organizzativo.

L’allenatore deve essere disponibile al dialogo.

Ma la gestione tecnica della squadra non può trasformarsi in una trattativa permanente.

Un principio può aiutare:

Il genitore accompagna. L’allenatore allena. L’atleta cresce.

E tutti dovrebbero lavorare nella stessa direzione.


🔥 DOPO UNA SCONFITTA

Lo spogliatoio dopo una sconfitta è uno dei momenti in cui si misura maggiormente la leadership.

La tentazione è analizzare immediatamente tutto.

Spesso non è il momento migliore.

Subito dopo la partita l’emotività è elevata.

Una strategia possibile:

1️⃣ A caldo: poche parole.

2️⃣ Dopo alcune ore: analisi razionale.

3️⃣ Allenamento successivo: trasformare l’errore in obiettivo.

La sconfitta deve produrre informazione, non umiliazione.


🏆 DOPO UNA VITTORIA

Anche vincere va gestito.

Una squadra giovane che vince può iniziare a pensare:

“siamo fortissimi”.

L’allenatore dovrebbe trasformarlo in:

“Stiamo diventando forti perché lavoriamo in questo modo.”

La differenza è enorme.

La prima frase costruisce presunzione.

La seconda costruisce cultura del lavoro.


❤️ LA REGOLA DELLE 24 ORE

Una buona abitudine per il settore giovanile può essere questa:

DOPO UNA PARTITA IMPORTANTE → 24 ORE SENZA PROCESSI

Niente tribunali familiari.

Niente sentenze definitive.

Niente processi sui minuti giocati.

Niente analisi emotive infinite.

Lasciamo sedimentare la partita.

Poi analizziamo.


📋 IL PATTO DI SQUADRA

All’inizio della stagione può essere molto utile costruire insieme agli atleti un piccolo Patto dello Spogliatoio.

Non cinquanta regole.

Cinque o sei principi.

🏐 IL NOSTRO SPOGLIATOIO

1. Ci rispettiamo.

2. L’errore tecnico è consentito. La mancanza di impegno no.

3. I problemi si affrontano con le persone coinvolte, non alle loro spalle.

4. Chi gioca sostiene chi non gioca. Chi non gioca sostiene chi gioca.

5. Nessuno viene escluso.

6. Vinciamo e perdiamo insieme.

Se queste regole vengono costruite insieme, acquistano un significato diverso rispetto a un semplice foglio imposto dall’allenatore.


📊 IL “TERMOMETRO” DELLO SPOGLIATOIO

Una volta ogni 3–4 settimane il tecnico può chiedere anonimamente agli atleti di assegnare un punteggio da 1 a 5 a cinque domande:

Mi sento parte della squadra?

Posso sbagliare senza paura?

So cosa l’allenatore si aspetta da me?

Mi sento rispettato/a dai compagni?

Sto migliorando?

Non è un test psicologico.

È semplicemente un termometro gestionale.

Se improvvisamente molti valori scendono, forse qualcosa sta accadendo prima ancora che diventi evidente.


🎯 10 REGOLE PER L’ALLENATORE DEL SETTORE GIOVANILE

1️⃣ Conosci la persona prima del giocatore.

2️⃣ Stabilisci poche regole, ma falle rispettare.

3️⃣ Correggi il comportamento, non etichettare la persona.

4️⃣ Non promettere minuti: prometti opportunità di crescita.

5️⃣ Spiega le scelte quando serve, senza trasformarle in negoziazioni.

6️⃣ Osserva chi parla molto, ma soprattutto chi improvvisamente smette di parlare.

7️⃣ Non permettere che competitività significhi umiliazione.

8️⃣ Gestisci i conflitti: non fingere che non esistano.

9️⃣ Mantieni chiari i confini con le famiglie.

🔟 Ricordati che l’atleta adolescente ricorderà probabilmente più come lo hai fatto sentire che il risultato della dodicesima giornata di campionato.


💡 MASCHILE vs FEMMINILE: LA SINTESI PER L’ALLENATORE

AREA

POSSIBILE DINAMICA DA OSSERVARE NEL MASCHILE

POSSIBILE DINAMICA DA OSSERVARE NEL FEMMINILE

Conflitto

Può manifestarsi più direttamente

Può manifestarsi anche attraverso dinamiche relazionali meno evidenti

Competizione interna

Può legarsi maggiormente a status e gerarchie

Può intrecciarsi maggiormente con relazioni e appartenenza

Comunicazione

Può funzionare bene un messaggio diretto e concreto

Può essere utile prestare particolare attenzione anche al modo in cui il messaggio viene percepito

Sottogruppi

Monitorare leadership e gerarchie

Monitorare relazioni, inclusione ed eventuali fratture

Panchina

Dare obiettivi concreti e responsabilità

Dare obiettivi concreti preservando appartenenza e fiducia

Leadership

Responsabilità + confini chiari

Responsabilità + ascolto + chiarezza

Regola fondamentale

Individualizzare

Individualizzare

⚠️ Questa tabella non descrive caratteristiche innate o universali: propone soltanto aspetti che un allenatore può osservare. La personalità e la storia del singolo atleta vengono prima di qualsiasi generalizzazione.


📚 COSA DICE LA FORMAZIONE PALLAVOLISTICA

La Federazione Italiana Pallavolo mette a disposizione una produzione manualistica specificamente dedicata alla formazione degli allenatori.

La collana curata da Marco Mencarelli con tecnici FIPAV nasce proprio con l’obiettivo di integrare teoria e prassi e comprende materiali relativi ai diversi livelli della formazione tecnica. (Federazione Italiana Pallavolo⁠)

Anche diversi Comitati territoriali rendono disponibili materiali tecnici: nella sezione documentale del Comitato Milano Monza Lecco, per esempio, sono raccolti contributi riguardanti formazione, selezione giovanile e aspetti tecnico-metodologici. (FederVolley Milano⁠)

A livello internazionale la FIVB rende disponibili i Coaches Manual Level I e Level II e altri materiali per la formazione degli allenatori. (FIVB⁠)


📖 FONTI E APPROFONDIMENTI

🏐 Federazione Italiana Pallavolo – Manuale Allenatore Secondo Grado / Terzo Livello Giovanile
Consulta la pubblicazione FIPAV⁠

🏐 FIPAV – Manuale Allievo Allenatore / Primo Livello Giovanile
Approfondisci sul sito FIPAV⁠

🌍 FIVB – Tools and Resources Centre
Manuali Level I e II e materiali ufficiali dedicati alla formazione degli allenatori.
Consulta i materiali FIVB per allenatori⁠

📚 FIVB Coaches Manual – Level II
Approfondimenti anche su individualizzazione, socializzazione, preparazione psicologica e relazione atleta-allenatore.
Consulta il FIVB Coaches Manual Level II⁠

🔬 Empowering Coaching, psychological needs and team cohesion
Studio 2026 sull’influenza della formazione degli allenatori sul clima motivazionale e sulla coesione nei giovani atleti.
Leggi lo studio su Frontiers in Psychology⁠

🔬 Autonomy-supportive coaching negli adolescenti
Ricerca su 608 giovani atleti relativa ad autonomia, motivazione intrinseca e intenzione di continuare l’attività sportiva.
Consulta la pubblicazione scientifica⁠

🏐 Motivazione nei giovani pallavolisti maschi
Uno studio su giocatori di pallavolo d’élite tra 14 e 18 anni ha rilevato relazioni positive tra clima motivazionale “empowering”, motivazione autonoma e piacere nella pratica sportiva. (PubMed Central (PMC)⁠)
Leggi la ricerca sui giovani pallavolisti⁠

🏐 Genitori, allenatori e compagni nello sviluppo del pallavolista
La ricerca evidenzia il ruolo dell’ambiente sociale e anche dei compagni nella costruzione della motivazione, della competitività positiva e della coesione. (PubMed Central (PMC)⁠)
Consulta lo studio sulla pallavolo giovanile⁠


❤️ CONCLUSIONE

Possiamo conoscere perfettamente tecnica, tattica, metodologia e preparazione fisica.

Ma nel settore giovanile esiste una competenza che attraversa tutte le altre:

SAPER GUIDARE LE PERSONE.

Gestire uno spogliatoio non significa controllarlo.

Significa creare un ambiente nel quale ogni giovane sappia:

chi siamo,

dove vogliamo andare,

cosa ci aspettiamo gli uni dagli altri,

e quale strada deve percorrere per migliorare.

Maschile o femminile, Under 13 o Under 19, promozionale o alto livello giovanile: cambieranno linguaggio, strumenti e dinamiche.

Ma un principio rimane.

Prima viene la persona.
Poi viene l’atleta.
Infine arriva la prestazione.

E forse è proprio questa una delle responsabilità più belle — e più difficili — dell’essere allenatore.


🏐 COMMUNITY ITALIANA ALLENATORI DI PALLAVOLO

Confrontarsi • Formarsi • Condividere • Crescere

FOMIN RM